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Sebbene nel contratto del 1573 non si faccia nessun riferimento esplicito all'architetto autore del nuovo progetto, l'assegnazione dell'edificio all'attività di Francesco Dattero è ormai unitamente accettata visto che non solo egli costituisce, con il padre Gabriele e il figlio Giuseppe, la famiglia dei più importanti impresari e costruttori attivi a Cremona in quegli anni, ma il suo nome è esplicitamente citato in un manoscritto del Bresciani, storico del XVII secolo, dato ripreso da Alfredo Puerari che ha riconosciuto lo stile e il linguaggio proprio di questo architetto. Prima di entrare in chiesa vale la pena inoltrarsi lungo via Colomba seguendo il fianco destro della chiesa dove nella muratura sono visibili le sagome oblunghe ed arcuate delle finestre quattrocentesche, tamponate durante il rifacimento cinquecentesco; si raggiunge così la piccola zona verde su cui si affaccia la poderosa abside circolare e il campanile aderente al transetto, di cui solo la parte inferiore è originale dato che l'alzato è opera di Luigi Voghera che lo realizzò nel 1840 in stile pseudo medioevale. L'interno, certamente più dell'esterno, risente della particolare temperie storica successiva al Concilio di Trento, quando vari ordini monastici, e tra questi i Lateranensi, si distinsero nella difesa in campo architettonico dell' ortodossia romana facendosi promotori e diffusori dei nuovi canoni borromei di semplicità e funzionalità secondo i quali una chiesa doveva rispondere contemporaneamente alle necessità di utilità e decoro; così lo spazio è stato articolato in tre navate con transetto che non sporge oltre le navate, ma si dilata in alto nella cupola ed in profondità nel coro più ampio e l uminoso dopo la zona d'ombra del presbiterio