Messaggio del Vescovo per l’anno oratoriano 2014 “Alla scuola dei talenti”

Carissimi,
vi raggiungo anche quest’anno alle porte di un nuovo tratto di strada che percorrerete soprattutto a servizio della realtà dell’Oratorio. Con tutta la Diocesi approfondiremo ancora l’attenzione al mondo della scuola, luogo in prima linea nella cura dei più giovani e nell’elaborazione culturale e formativa. Come ho più volte sottolineato, ci occupiamo di scuola a partire dai ragazzi e dagli adulti che la abitano, consapevoli che alle comunità cristiane sta a cuore la formazione globale della persona, la sua dimensione di irripetibile dono e di preziosità inestimabile, anche nella fatica del rapporto tra le generazioni e nella precarietà degli orizzonti.

Le suggestioni della Nota CEI sull’Oratorio
Mentre teniamo viva questa attenzione e la componiamo con le proposte e le attività ordinarie delle nostre parrocchie, richiamo il pensiero sulla vita e il cammino dei nostri Oratori. Lo scorso aprile come Vescovi italiani abbiamo consegnato a tutti la nota “Il laboratorio dei talenti”, che mette in luce la bellissima storia oratoriana e sottolinea la passione di quanti, ieri come oggi, credono nella proposta dell’Oratorio.
Vorrei soffermarmi con voi brevemente su alcuni passaggi del documento che già ad una prima lettura esprime tratti simili a tanti spunti delle Linee progettuali da me affidate nel 2009 agli Oratori cremonesi. Innanzitutto il titolo: noi Vescovi guardiamo al variegato mondo oratoriano come ad un vero e proprio laboratorio, un intreccio di relazioni, cammini, identità e proposte in cui viene seminato ogni giorno l’annuncio del Signore morto e risorto, nelle calde giornate di Grest come nei momenti formativi invernali, mentre è al lavoro un’équipe catechistica o quando ci si trova per giocare nel cortile. Un “laboratorio” di libertà, incontri e inviti, resi possibili dalla presenza forte e discreta, appassionata e fedele di tanti che operano in Oratorio: in primo luogo i sacerdoti che nella nostra Diocesi da sempre amano l’Oratorio; e non è un caso che diversi abbiano scoperto la propria vocazione al ministero fin da giovanissimi nel tempo gratuito passato in Oratorio! Ma ci sono anche tanti laici, genitori e giovani che prestano il loro servizio perché quel laboratorio inneschi davvero le dinamiche dell’accoglienza, dell’essere chiamati per nome, del saluto dato, della proposta formativa, di preghiera, di ascolto. E poi è la volta delle famiglie, dei ragazzi e dei giovani che non si vergognano di frequentare l’Oratorio e di aderire alle sue proposte. Certo non tutti transitano automaticamente dal cortile al cammino di catechesi e poi ad una vita cristiana regolare, ritmata dalla celebrazione del giorno del Signore. Spesso riscontriamo fatiche nell’annuncio e nella sua accoglienza e proviamo frustrazione e senso del limite. Ma l’attuale condizione giovanile – specchio di una cultura più generalmente fredda o indifferente alla fede – rende anche l’Oratorio – forse oggi più di ieri – un luogo missionario, come accade per la Parrocchia che non coincide materialmente se non in percentuale ridotta con la comunità cristiana. Mi preme a questo proposito condividere con tutti che in Oratorio non si creano élites separate, ma si accoglie per proporre, ci si fa prossimi – per recuperare la prospettiva principale della Nota CEI – per dischiudere ai più giovani il fascino del Vangelo.
È il segreto e la forza della Parrocchia, Chiesa tra le case della gente, che ha nell’Oratorio il suo riverbero di dialogo educativo, festa, spazio di gioco, carità, servizio, catechesi, momenti aggregativi.
La seconda parola a cui vi rimando è “talenti”. Sappiamo che Gesù stesso ha utilizzato questo termine (un’antica moneta imperiale) per raccontare quanto ciascuno di noi è prezioso, unico, e al tempo stesso richiesto di prendere sul serio la propria libertà, i propri “numeri”, diventando grande nella scoperta del bene che può essere e fare per gli altri. Dobbiamo credere che in Oratorio sia ancora possibile non solo annunciare Gesù con segni più o meno tradizionali, quasi fosse un retaggio del passato o una specie di maestro ispiratore, ma proporre anche il suo stile di vita, le sue scelte radicali e belle, il suo essere vivo come risorto, sino a far scorgere ai più giovani il fascino della vocazione cristiana: quella generale che ci rende tutti discepoli del Vangelo, e quella particolare, che chiede a ciascuno di rispondere sempre meglio alle provocazioni che il Signore semina sul nostro cammino. Il pensiero va certo al Seminario che entra in un periodo di grave scarsità numerica, ma non possiamo dimenticare che il Vangelo promette una chiamata per ciascuno e lega la felicità alla scoperta del “sogno” che Dio ha su ciascuno.
Come impiegare i miei talenti?
Quali sono? In che direzione farli crescere?
Sappiamo il rimprovero che Gesù muove nella parabola a chi per paura nasconde l’unico talento, prezioso proprio perché il solo a disposizione! I nostri Oratori, con i loro percorsi e le loro figure, devono riscoprirsi missionari presso i più giovani, spesso disorientati dinanzi all’enfasi della crisi, ad adulti preoccupati di lasciarli troppo bambini, al rischio di scelte percepite sì come belle, ma troppo impegnative! Diciamo a tutti noi e ai nostri ragazzi: buttiamo via la paura e il senso di resa! Credo che gli Oratori, attraverso la loro pedagogia più propria, quella della gratuità e del dar valore a ciascuno, siano i luoghi adatti perché la vita come vocazione sia rilanciata, apprezzata, ricercata. Chiedo ai sacerdoti e ai genitori, agli educatori e ai catechisti di condividere questo respiro: continuiamo a sognare in grande e proporre i sentieri di un’umanità che non si lega al denaro o agli oggetti della tecnologia, ma sa vivere ideali grandi. Solo così l’Oratorio sarà un laboratorio di talenti.

L’intelligenza per l’Oratorio di oggi
So che la vita dei nostri Oratori è a volte attraversata anche da povertà che sfidano e sfiancano: i limiti di tante famiglie e giovani, anche molto piccoli, che manifestano precarietà economiche, culturali, educative, spirituali. So che non mancano riverberi negli Oratori del disagio e della fatica di molti adolescenti e giovani, segnati da solitudini e contraddizioni.
C’è per contro una povertà anche nostra nel garantire relazioni educative e proposte adeguate: penso ai sacerdoti soli e non più giovani, animati sì da grande passione pastorale, ma spesso chiamati ad interagire con situazioni complesse e gravi; penso alla scarsità di laici per la custodia e la relazione educativa nei nostri Oratori; penso ai preti più giovani, immessi già nei primi anni di ministero in contesti complessi soprattutto sul piano sociale. Su questi fronti occorre interrogarsi con animo forte e sereno, e non chiudersi in un cliché del passato. Tanti fenomeni ci sopravanzano e non sono immediatamente governabili. Eppure alcuni passi decisi nella direzione della pastorale integrata potranno costituire vere risposte pastorali a fronte della giusta lamentela e dello smarrimento: Oratori disposti di più a collaborare, soprattutto se a servizio di un territorio omogeneo (un unico comune ad es., o una zona abbastanza identificata..), comune formazione degli operatori e dei catechisti, sino ad una maggiore interazione con il territorio; individuazione di figure riconosciute e in alcuni casi anche professionali. Nessuno può più ritenersi un’isola felice o spegnersi per inedia e stanchezza. Non possiamo permetterci di disperdere le energie migliori che dalla pastorale giovanile rimbalzano alla domanda più complessiva su come stanno camminando le nostre comunità con i loro sacerdoti: su di una via di comunione? Con passi concreti e ragionevoli in questo senso?

Un invito per tutti
Carissimi, mentre sfogliamo la Nota CEI dedicata agli Oratori, ci sentiamo sfidati ad onorare con intelligenza la tradizione che la nostra Chiesa ci ha consegnato. Facciamolo continuando le iniziative avviate (penso all’attenzione ai 20-30enni, alla presenza nel “cortile” oratoriano…) valutando quali energie possiamo spendere sul versante dell’educazione dei giovani e dei giovanissimi. Le opzioni sul terreno ci sono. Pensiamole con entusiasmo nelle Parrocchie e nelle zone pastorali, con la serenità che ci viene dal voler servire quel tesoro di talenti che sono i più giovani delle nostre comunità.

In attesa di incontrarci nelle varie occasioni lungo il prossimo anno pastorale, vi assicuro la mia preghiera e la mia benedizione.



+ Dante, vescovo